A chi ama il Sudtirolo...
“Alto Adige. Val Pusteria e Val Venosta. Un oriente e un occidente a confronto” [96 pag.- € 18,00 - Giunti editore], di Gianni Bodini e Maria Pia de Martin. [foto provincia.bz.it]
Alto Adige: un libro per superare le dicotomie nord-sud e italiano-tedesco
Venosta e Pusteria: due valli ricche di storia, testimonianze artistiche, riti e tradizioni popolari immutate da secoli. Due territori distanti, non solo geograficamente, con montagne, paesaggi, costumi e gastronomia che testimoniano, con la loro diversità, la ricchezza e la varietà di culture dell'Alto Adige. Alle due vallate la Ripartizione cultura italiana della Provincia ha dedicato un volume intitolato «Val Pusteria e Val Venosta: un oriente e un occidente a confronto» e presentato nei giorni scorsi insieme ad altri due libri ispirati all'Alto Adige.
Come ha sottolineato l'ideatore della pubblicazione, il direttore della Ripartizione Antonio Lampis, «un libro decisamente diverso dai soliti, per non parlare sempre e solo di italiani/tedeschi o nord/sud. Questa volta abbiamo preso in considerazione una dicotomia altrettanto importante, quella fra occidente e oriente dell'Alto Adige».
A oriente troviamo il "freddo", la conseguente mancanza della vite e dunque del vino; e poi il Lago di Braies e le Tre Cime di Lavaredo; e Sebatum, l'antica stazione di posta romana sulla strada da Aquileia per Augsburg; i castelli e l'arte sacra di Michael Pacher; i bagni termali di Braies vecchia; Gustav Mahler e i suoi soggiorni musicali a Dobbiaco.
Ad occidente, invece, il clima più caldo ma decisamente arido, e la conseguente presenza della vite e dei canali irrigui in quota che sfruttano l'acqua di scioglimento dei ghiacciai [i cosiddetti Waale]; inoltre, la straordinaria varietà dei conoidi di deiezione; e un'altra via romana (sempre con destinazione Augusta, ma in questo caso con partenza da Altino); e l'arte romanica, i monasteri e gli ospizi di Mustair, San Valentino alla Muta e San Giovanni a Tubre; la transumanza degli ovini e i ghiacciai di confine. In entrambe le valli, riti e tradizioni, spesso differenti fra loro, come diversa è la cultura gastronomica.
«È forse la prima volta», ribadisce Lampis, «che vengono messi a confronto gli aspetti culturali e ambientali delle due vallate e, soprattutto, che un volume riporta il punto di vista di due italiani, che nelle due zone sono nati o comunque vissuti a lungo. Inoltre, Pusteria/Venosta è una delle dicotomie della varietà sudtirolese; il suo peso storico, culturale e politico è indubbiamente notevole. Tutti parlano sempre e solo di italiani e tedeschi, ma le nostre differenze, e quindi le nostre ricchezze, sono anche altre. Insomma, la novità del libro sta nel diverso punto di vista dal quale si è guardato al territorio».
Il concetto è stato sottolineato anche dall'assessore alla Cultura della Provincia Autonoma di Bolzano, Luigi Cigolla: «Nell'immaginario collettivo, l'Alto Adige è una terra omogenea. I paesaggi incontaminati, le Dolomiti, le tradizioni omogenee. Un osservatore attento, un profondo conoscitore della provincia, sa però che ci sono caratteristiche dovute a clima, morfologia del territorio, origine delle popolazioni autoctone, che sono molto diverse fra loro, e talvolta contrastanti».
Gli autori del volume sono Maria Pia De Martin e Gianni Bodini. De Martin vive a Brunico, dove svolge la libera attività di traduttrice. Collabora con il centro linguistico dell'università di Bolzano, per il quale svolge attività di docenza in lingua italiana, e si occupa di tematiche artistico-letterarie. Ha pubblicato diverse poesie e racconti, oltre a un saggio sulla letteratura fantastica e ad alcuni contributi sulla traduzione. Gianni Bodini, nato a Lasa, è ricercatore di storia locale e autore di una quindicina di pubblicazioni, tutte dedicate alla storia e alla cultura della sua valle.
Davide Pasquali
[Pubblicato dal Quotidiano "Alto Adige", Martedì 14 febbraio 2005, pag.49]
[Pubblicato dal Quotidiano "Alto Adige", Martedì 14 febbraio 2005, pag.49]
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Finalmente è uscito l'annunciato libro interamente dedicato agli splendidi scatti del fotografo sudtirolese Othmar Seehauser. Per chi non ce lo avesse ancora, ecco qualche anticipazione.
[foto folioverlag.com]
Alcune fotografie riassumono in un unico colpo d'occhio più di mille parole e, a distanza di anni,
già da sole forniscono un documento eccezionale per la ricostruzione dell'evento che ritraggono o, come oggi piace dire, immortalano. E' il caso degli scatti contenuti in «Siidtirol im Gegenlicht. Fotoreportagen seit 1980», il libro fotografico di Othmar Seehauser pubblicato dalla bolzanina Folio (160 pagine, 34 euro), zeppo di immagini e ricordi della storia altoatesina degli ultimi 25 anni.
«Non è stato facile scegliere tra più di un milione di negativi», ha spiegato sorridendo, l'altro giorno alla presentazione del libro, lo stesso fotografo cinquantenne, collaboratore da anni della rivista locale Ff e della germanica Der Spiegel; ciononostante Seehauser è riuscito a mettere assieme quella che definisce «una storia dell' Alto Adige attraverso singoli scatti, solo i più significativi di diversi fotoservizi». In questo senso il titolo del volume esprime bene il contenuto dell'opera e l'obiettivo dell'autore: «Gegenlicht significa "controluce" - prosegue Seehauser - termine che si presta benissimo a questo libro perché non solo appartiene al gergo fotografico ma esprime anche le mie intenzioni, ossia fornire uno spaccato dell'Alto Adige reale, come lo vedo io: non volevo una raccolta turistica di belle immagini con la luce giusta o l'effetto suggestivo bensì qualcosa che ritraesse l'anima vera della nostra provincia, quella che riunisce italiani e tedeschi, bellezza e politica, turismo e sociale. Ed è merito di Florian Kronbichler, l'autore dei testi raccolti nel volume, se il titolo coglie alla perfezione le mie intenzioni: infatti è stato proprio lui a trovarlo».
I chiaroscuri dell'Alto Adige vengono messi m risalto attraverso associazioni d'immagini non sempre immediate ma assai significative: un esempio è la transumanza delle pecore pubblicata tra le pagine 14 e 16 e le resse da turismo di massa delle pagine successive, o ancora la contrapposizione etnica degli anni che furono tra Schiitzen e gonfaloni biancorossi da una parte e tricolori e reduci dall'altra. «Credo però - osserva Seehauser - che la foto alle pagine 84-85 riassuma bene quello che avevo in mente quando parlo di "controluce"»: è una foto scattata a Sarentino nel 1993, lo sfondo innevato è interrotto dai tabelloni elettorali in legno sui quali sono affissi solo due manifesti della Svp, tutti gli altri spazi vuoti.
Il libro è una fonte importante di ricordi della provincia: l'inaugurazione dell'aeroporto (1999), dell'università(1998), della Mebo (1994) e del rinnovato Ponte Talvera(1990), l'arrivo al museo dell'uomo del Similaun (1998), le tensioni etniche degli anni Ottanta e primi Novanta (alcune foto sono appese anche alle pareti del circolo della stampa: «Un paio di anni fa ho regalato loro parecchi scatti», osserva l'autore), le tradizioni come il carnevale, le processioni religiose, o ancora quattro primi piani assai particolari del presidente Durnwalder. «Credo che la sua caratteristica sia proprio la spontaneità», ricorda Seehauser, che dice di andare giustamente fiero di alcune foto, «per esempio quella della sede Rai di Bolzano scattata subito dopo l'attentato del maggio 1988 mentre i vetri erano ancora tutti rotti, l'elicottero del Papa salutato in volo dalla folla a Pietralba o la più recente, quella del terzo dito esibito da Berlusconi al com~io del maggio di quest'anno [2005 ndr]». Proprio su foto come questa Seehauser ha la sua teoria: «Cogliere l'attimo è solo questione di fortuna, essere lì, pronti, al momento giusto - conclude il fotografo proprio come per i paesaggi, alcune tra le immagini di cui vado più orgoglioso: tra queste, quella del Catinaccio all'alba mentre un uccello spicca il volo sul sole nascente».
già da sole forniscono un documento eccezionale per la ricostruzione dell'evento che ritraggono o, come oggi piace dire, immortalano. E' il caso degli scatti contenuti in «Siidtirol im Gegenlicht. Fotoreportagen seit 1980», il libro fotografico di Othmar Seehauser pubblicato dalla bolzanina Folio (160 pagine, 34 euro), zeppo di immagini e ricordi della storia altoatesina degli ultimi 25 anni.«Non è stato facile scegliere tra più di un milione di negativi», ha spiegato sorridendo, l'altro giorno alla presentazione del libro, lo stesso fotografo cinquantenne, collaboratore da anni della rivista locale Ff e della germanica Der Spiegel; ciononostante Seehauser è riuscito a mettere assieme quella che definisce «una storia dell' Alto Adige attraverso singoli scatti, solo i più significativi di diversi fotoservizi». In questo senso il titolo del volume esprime bene il contenuto dell'opera e l'obiettivo dell'autore: «Gegenlicht significa "controluce" - prosegue Seehauser - termine che si presta benissimo a questo libro perché non solo appartiene al gergo fotografico ma esprime anche le mie intenzioni, ossia fornire uno spaccato dell'Alto Adige reale, come lo vedo io: non volevo una raccolta turistica di belle immagini con la luce giusta o l'effetto suggestivo bensì qualcosa che ritraesse l'anima vera della nostra provincia, quella che riunisce italiani e tedeschi, bellezza e politica, turismo e sociale. Ed è merito di Florian Kronbichler, l'autore dei testi raccolti nel volume, se il titolo coglie alla perfezione le mie intenzioni: infatti è stato proprio lui a trovarlo».
I chiaroscuri dell'Alto Adige vengono messi m risalto attraverso associazioni d'immagini non sempre immediate ma assai significative: un esempio è la transumanza delle pecore pubblicata tra le pagine 14 e 16 e le resse da turismo di massa delle pagine successive, o ancora la contrapposizione etnica degli anni che furono tra Schiitzen e gonfaloni biancorossi da una parte e tricolori e reduci dall'altra. «Credo però - osserva Seehauser - che la foto alle pagine 84-85 riassuma bene quello che avevo in mente quando parlo di "controluce"»: è una foto scattata a Sarentino nel 1993, lo sfondo innevato è interrotto dai tabelloni elettorali in legno sui quali sono affissi solo due manifesti della Svp, tutti gli altri spazi vuoti.
Il libro è una fonte importante di ricordi della provincia: l'inaugurazione dell'aeroporto (1999), dell'università(1998), della Mebo (1994) e del rinnovato Ponte Talvera(1990), l'arrivo al museo dell'uomo del Similaun (1998), le tensioni etniche degli anni Ottanta e primi Novanta (alcune foto sono appese anche alle pareti del circolo della stampa: «Un paio di anni fa ho regalato loro parecchi scatti», osserva l'autore), le tradizioni come il carnevale, le processioni religiose, o ancora quattro primi piani assai particolari del presidente Durnwalder. «Credo che la sua caratteristica sia proprio la spontaneità», ricorda Seehauser, che dice di andare giustamente fiero di alcune foto, «per esempio quella della sede Rai di Bolzano scattata subito dopo l'attentato del maggio 1988 mentre i vetri erano ancora tutti rotti, l'elicottero del Papa salutato in volo dalla folla a Pietralba o la più recente, quella del terzo dito esibito da Berlusconi al com~io del maggio di quest'anno [2005 ndr]». Proprio su foto come questa Seehauser ha la sua teoria: «Cogliere l'attimo è solo questione di fortuna, essere lì, pronti, al momento giusto - conclude il fotografo proprio come per i paesaggi, alcune tra le immagini di cui vado più orgoglioso: tra queste, quella del Catinaccio all'alba mentre un uccello spicca il volo sul sole nascente».
Nicola Gambetti
[Pubblicato dal Quotidiano "Alto Adige", Venerdì 11 Novembre 2005, pag.24]
Buon San Valentino a tutti!!! Alles Liebe zum Valentinstag!!! Joyeuse St-Valentin!!!
Valentin[o]
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