14 febbraio 2006

A chi ama il Sudtirolo...

...in tutta la sua varietà, dedico la recensione del libro
“Alto Adige. Val Pusteria e Val Venosta. Un oriente e un occidente a confronto” [96 pag.- € 18,00 - Giunti editore], di Gianni Bodini e Maria Pia de Martin. [foto provincia.bz.it]

Alto Adige: un libro per superare le dicotomie nord-sud e italiano-tedesco
Venosta e Pusteria: due val­li ricche di storia, testimo­nianze artistiche, riti e tradi­zioni popolari immutate da se­coli. Due territori distanti, non solo geograficamente, con montagne, paesaggi, co­stumi e gastronomia che testimoniano, con la loro diversità, la ricchezza e la varietà di culture dell'Alto Adige. Al­le due vallate la Ripartizione cultura italiana della Provin­cia ha dedicato un volume in­titolato «Val Pusteria e Val Venosta: un oriente e un occi­dente a confronto» e presentato nei giorni scorsi insieme ad altri due li­bri ispirati all'Alto Adige.
Come ha sottolineato l'idea­tore della pubblicazione, il di­rettore della Ripartizione An­tonio Lampis, «un libro deci­samente diverso dai soliti, per non parlare sempre e so­lo di italiani/tedeschi o nord/sud. Questa volta abbia­mo preso in considerazione una dicotomia altrettanto im­portante, quella fra occidente e oriente dell'Alto Adige».
A oriente troviamo il "fred­do", la conseguente mancan­za della vite e dunque del vi­no; e poi il Lago di Braies e le Tre Cime di Lavaredo; e Seba­tum, l'antica stazione di po­sta romana sulla strada da Aquileia per Augsburg; i castelli e l'arte sacra di Michael Pacher; i bagni termali di Braies vecchia; Gustav Ma­hler e i suoi soggiorni musica­li a Dobbiaco.
Ad occidente, invece, il cli­ma più caldo ma decisamente arido, e la conseguente pre­senza della vite e dei canali ir­rigui in quota che sfruttano l'acqua di scioglimento dei ghiacciai [i cosiddetti Waale]; inoltre, la straordi­naria varietà dei conoidi di deiezione; e un'altra via roma­na (sempre con destinazione Augusta, ma in questo caso con partenza da Altino); e l'ar­te romanica, i monasteri e gli ospizi di Mustair, San Valenti­no alla Muta e San Giovanni a Tubre; la transumanza de­gli ovini e i ghiacciai di confi­ne. In entrambe le valli, riti e tradizioni, spesso differenti fra loro, come diversa è la cul­tura gastronomica.
«È forse la prima volta», ri­badisce Lampis, «che vengo­no messi a confronto gli aspet­ti culturali e ambientali delle due vallate e, soprattutto, che un volume riporta il punto di vista di due italiani, che nelle due zone sono nati o comun­que vissuti a lungo. Inoltre, Pusteria/Venosta è una delle dicotomie della varietà sudti­rolese; il suo peso storico, cul­turale e politico è indubbia­mente notevole. Tutti parla­no sempre e solo di italiani e tedeschi, ma le nostre differenze, ­e quindi le nostre ric­chezze, sono anche altre. In­somma, la novità del libro sta nel diverso punto di vista dal quale si è guardato al territo­rio».
Il concetto è stato sottoli­neato anche dall'assessore al­la Cultura della Provincia Autonoma di Bolzano, Luigi Cigolla: «Nell'immaginario collettivo, l'Alto Adige è una terra omo­genea. I paesaggi incontami­nati, le Dolomiti, le tradizioni omogenee. Un osservatore at­tento, un profondo conoscito­re della provincia, sa però che ci sono caratteristiche do­vute a clima, morfologia del territorio, origine delle popo­lazioni autoctone, che sono molto diverse fra loro, e tal­volta contrastanti».
Gli autori del volume sono Maria Pia De Martin e Gianni Bodini. De Martin vive a Bru­nico, dove svolge la libera at­tività di traduttrice. Collabo­ra con il centro linguistico dell'università di Bolzano, per il quale svolge attività di docenza in lingua italiana, e si occupa di tematiche artisti­co-letterarie. Ha pubblicato diverse poesie e racconti, ol­tre a un saggio sulla letteratu­ra fantastica e ad alcuni con­tributi sulla traduzione. Gian­ni Bodini, nato a Lasa, è ricercatore di storia locale e auto­re di una quindicina di pub­blicazioni, tutte dedicate alla storia e alla cultura della sua valle.


Davide Pasquali
[Pubblicato dal Quotidiano "Alto Adige", Martedì 14 febbraio 2005, pag.49]
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Finalmente è uscito l'annunciato libro interamente dedicato agli splendidi scatti del fotografo sudtirolese Othmar Seehauser. Per chi non ce lo avesse ancora, ecco qualche anticipazione.
[foto folioverlag.com]
Alcune fotografie riassumono in un unico colpo d'oc­chio più di mille parole e, a distanza di anni, già da sole forniscono un documento eccezionale per la ricostruzio­ne dell'evento che ritraggono o, come oggi piace dire, im­mortalano. E' il caso degli scatti contenuti in «Siidtirol im Gegenlicht. Fotoreportagen seit 1980», il libro fotogra­fico di Othmar Seehauser pubblicato dalla bolzanina Fo­lio (160 pagine, 34 euro), zeppo di immagini e ricordi del­la storia altoatesina degli ultimi 25 anni.
«Non è stato facile sceglie­re tra più di un milione di ne­gativi», ha spiegato sorriden­do, l'altro giorno alla presen­tazione del libro, lo stesso fo­tografo cinquantenne, colla­boratore da anni della rivista locale Ff e della germanica Der Spiegel; ciononostante Seehauser è riuscito a mette­re assieme quella che defini­sce «una storia dell' Alto Adi­ge attraverso singoli scatti, solo i più significativi di di­versi fotoservizi». In questo senso il titolo del volume esprime bene il contenuto del­l'opera e l'obiettivo dell'auto­re: «Gegenlicht significa "con­troluce" - prosegue Seehau­ser - termine che si presta be­nissimo a questo libro perché non solo appartiene al gergo fotografico ma esprime anche le mie intenzioni, ossia fornire uno spaccato dell'Alto Adige reale, come lo vedo io: non volevo una raccolta turistica di belle immagini con la luce giusta o l'effetto suggestivo bensì qualcosa che ritraesse l'anima vera della nostra pro­vincia, quella che riunisce ita­liani e tedeschi, bellezza e po­litica, turismo e sociale. Ed è merito di Florian Kronbi­chler, l'autore dei testi raccol­ti nel volume, se il titolo co­glie alla perfezione le mie in­tenzioni: infatti è stato pro­prio lui a trovarlo».
I chiaroscuri dell'Alto Adi­ge vengono messi m risalto at­traverso associazioni d'imma­gini non sempre immediate ma assai significative: un esempio è la transumanza del­le pecore pubblicata tra le pa­gine 14 e 16 e le resse da turi­smo di massa delle pagine successive, o ancora la con­trapposizione etnica degli an­ni che furono tra Schiitzen e gonfaloni biancorossi da una parte e tricolori e reduci dal­l'altra. «Credo però - osserva Seehauser - che la foto alle pa­gine 84-85 riassuma bene quel­lo che avevo in mente quando parlo di "controluce"»: è una foto scattata a Sarentino nel 1993, lo sfondo innevato è in­terrotto dai tabelloni elettora­li in legno sui quali sono affissi ­solo due manifesti della Svp, tutti gli altri spazi vuoti.
Il libro è una fonte impor­tante di ricordi della provin­cia: l'inaugurazione dell'aero­porto (1999), dell'università(1998), della Mebo (1994) e del rinnovato Ponte Talvera(1990), l'arrivo al museo del­l'uomo del Similaun (1998), le tensioni etniche degli anni Ot­tanta e primi Novanta (alcu­ne foto sono appese anche al­le pareti del circolo della stampa: «Un paio di anni fa ho regalato loro parecchi scatti», osserva l'autore), le tradi­zioni come il carnevale, le processioni religiose, o ancora quattro primi piani assai particolari del presidente Durnwalder. «Credo che la sua caratteristica sia proprio la spontaneità», ricorda Seehauser, che dice di andare giustamente fiero di alcune foto, «per esempio quella del­la sede Rai di Bolzano scatta­ta subito dopo l'attentato del maggio 1988 mentre i vetri erano ancora tutti rotti, l'eli­cottero del Papa salutato in volo dalla folla a Pietralba o la più recente, quella del ter­zo dito esibito da Berlusconi al com~io del maggio di que­st'anno [2005 ndr]». Proprio su foto co­me questa Seehauser ha la sua teoria: «Cogliere l'attimo è solo questione di fortuna, es­sere lì, pronti, al momento giusto - conclude il fotografo ­proprio come per i paesaggi, alcune tra le immagini di cui vado più orgoglioso: tra que­ste, quella del Catinaccio al­l'alba mentre un uccello spic­ca il volo sul sole nascente».
Nicola Gambetti
[Pubblicato dal Quotidiano "Alto Adige", Venerdì 11 Novembre 2005, pag.24]
Buon San Valentino a tutti!!! Alles Liebe zum Valentinstag!!! Joyeuse St-Valentin!!!
Valentin[o]

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