27 febbraio 2006

Grazie Torino! Danke Turin!

...per le Olimpiadi più emozionanti, più "medagliate", meglio organizzate nella storia degli Sport Invernali.


Purtroppo anche in questa edizione dei Giochi, occasione di festa per l'Italia e l'Alto Adige, non sono mancati gli incovenienti, causati più dalle polemiche giornalistiche che dagli atleti in gara. Dal caso del doping nella squadra austriaca [una soap comica] all'intervista più irrispettosa nella storia del giornalismo sportivo. Gerhard Plankensteiner, vincitore della medaglia di bronzo nello slittino a due, dopo un malinteso sulla conoscenza dell'inno italiano, di Mameli, è stato costretto dalla giornalista RAI Vaccari ad intonare le prime strofe di "Fratelli d'Italia". La cosa ha mandato su tutte le furie i sudtirolesi e non solo; molti italiani, che non condividevano questo comportamento privo di riguardo nei confronti di un ragazzo che gareggia pur sempre con i colori italiani[vincendo!] , hanno manifestato la loro solidarietà a Gerhard.
Tra questi i giornalisti del Quotidiano "Alto Adige", che hanno espresso il loro dissenso dall'iniziativa di RAI Sport, con una lettera aperta ai lettori pubblicata sul giornale. Inoltre sulla vicenda è intervenuto Paolo Valente, con preziosi spunti sulla realtà degli italiani nella provincia autonoma:

«C’è un altro “disagio degli italiani”: è quello che provano, ad esempio, certi italiani di fronte ad altri italiani, i quali dimostrano, spesso con fare saccente, di non avere alcuna comprensione per la diversa sensibilità altrui. E' il disagio che si prova difronte ad un Plankensteiner costretto a cantare l’inno di Mameli in diretta tv per dimostrare di essersi davvero meritato la medaglia. E' il disagio che si prova davanti a certe stucchevoli reazioni al Dolomiten reo dei aver titolato "Gold für Südtirol", anziché "Gold für Italien". E allora? Di fronte a questi atteggia­menti io, personalmente, provo disagio.
C'è chi pensa che il "buon sudtirolese " sia quello che espone il tricolore, che afferma di amare l'Italia e gli italiani. Se fa queste co­se è bravo, altrimenti no. Si può essere così miopi ed arroganti e poi lamentarsi quando gli altri calpestano la nostra sensibilità? Perché si possono condividere senz'altro gli appelli del presidente Ciampi ad onorare l'inno e la bandiera, ma solo finché inno e bandiera san­no essere elementi di unità e non di divisione. Inno e ban­diera non si impongono a nessuno. Lo fanno solo i dit­tatori. E chi l'ha detto che per essere cittadini onesti e leali di una repubblica è ne­cessario innanzitutto cono­scere e cantare l'inno e ostentare la bandiera? Stra­no paese, l'Italia; si possono evadere allegramente le tasse, si può farsi beffe del codice della strada, si può infischiarsene del paesaggio e del­l'ambiente, se ne inventa ogni giorno una per gabbare lo Stato, però... guai a toccare inno e bandiera. "Gerry" ha fatto bene, alla fine, a prestarsi al gioco. Ha cantato le pri­me parole dell'inno ed è finita lì. Ha evitato così inutili polemiche. Ma sia chiaro: non è certo lui che ha fatto la figura dell'ignoran­te. Una parte (non tutto) del disagio degli italiani (che esiste) deriva proprio dall'inca­pacità degli italiani di cogliere appieno il senso della realtà dove essi vivono. Per certi versi è un problema di lingua, d'accordo. Ma d'altra parte c'è anche la diffusa convin­zione di aver capito tutto senza aver capito niente. Lo si è visto ad esempio dalle reazio­ni all'episodio della famosa "petizione".
Molti hanno detto la loro con cognizione di causa, ma molti altri non hanno fatto altro che rispolverare il vecchio armamenta­rio del nazionalismo, che non ha mai porta­to a nulla, anzi è sempre stato controprodu­cente (proprio per gli italiani). Tra i vari in­terventi su questo giornale, uno dei più chia­ri è stato proprio quello di uno Schütze che ha preso carta e penna per spiegare agli ita­liani il senso della "petizione". Dopo aver letto la sua lettera si può anche non aver cambiato idea, ma intanto gli va detto un grazie per aver avuto l'umiltà di tentare un approccio e per aver tentato di calarsi nei panni dell'altro. Anche da Durnwalder so­no arrivate due proposte interessanti, ovve­ro quelle a partecipare tutti alle celebrazio­ni per i 60 anni dell'accordo Gruber-Dega­speri e per i 200 anni della rivolta hoferia­na. Se c'è qualche italiano che sostiene che queste cose non lo riguardano, è padrone di farlo. In realtà l'accordo di Parigi interessa tutti: è un momento di dialogo tra Austria e Italia, è un esempio per il resto d'Europa. Così Hofer: con lui c'erano, già a suo tempo, tirolesi italiani, tedeschi e ladini. Una partecipazione costruttiva a questi eventi è sfida da cogliere. Richiede fantasia ed anche un certo sforzo mentale, ma rischia di essere più produttiva di tanti discorsi su inni e bandiere

Paolo Valente
[Pubblicato dal Quotidiano "Alto Adige", Venerdì 17 febbraio 2006, pagg.1 e 39]
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