15 aprile 2006

Vogliamo parlare di scuola?

«[...] 4. Confermando gli elementi di garanzia presenti nell’attuale Statuto e avvertendo l’esigenza di muoversi in armonia con i principi dell’Unione Europea, si ritiene che debbano essere affrontati i seguenti aspetti: a. Il bilinguismo e gli strumenti per attestarlo, avendo l’obiettivo di valorizzare la conoscenza sostanziale delle lingue. b. Il ruolo della scuola e il rafforzamento dell’autonomia scolastica nella formazione del cittadino europeo. Questo obbiettivo va raggiunto nel rispetto dell’insegnamento in madrelingua come previsto dall’art. 19 dello Statuto e nel rafforzamento dell’autonomia scolastica e formativa.[...]»
Accordo tra i partiti dell’Unione, la SVP ed il PATT, Elezioni politiche 2006
La scuola dovrebbe essere un luogo di incontro, dialogo e confronto tra le sue diverse componenti. Sempre più dovrebbe esserci questo spirito nella comunità altoatesino-sudtirolese dei tre gruppi linguistici. Non di rado si riscontrano invece pregiudizi, timori, anche qualche episodio semi-razzista, che non risparmiano il mondo scuola. In esso si creano maggioranze e minoranze che sì sono il frutto del democratico “gioco” della Politica ma che nel delicato processo educativo dei giovani risultano dannose; troviamo ragazzi che non si fanno mai sentire perché timorosi del giudizio altrui, altri che, al contrario, catalizzano su di sé eccessiva attenzione, alzando la voce. La moderazione è insomma un tabù. La scuola dovrebbe in primo luogo garantire equa rappresentanza delle “sue” componenti; ma allo stato attuale stenta ad essere conciliante. In questa situazione irrompe la politica (con la p minuscola) e l’informazione, anzi disinformazione. Ha un ruolo determinante perché essa penetra nella vita dei giovani e nella quotidianità scolastica più di quanto ci si possa immaginare. Giornali,TV e radio della provincia creano infatti o un eccessivo disinteresse o un interesse morboso alla politica, responsabile di queste dinamiche. Non solo: spesso si lanciano notizie dimostrando una superficialità poco consona alla delicata situazione locale, cosa che contribuisce ulteriormente a confondere i giovani.
[Entriamo nel merito della questione:
-Caso 1: il quotidiano Alto Adige, fedele alla tradizione giornalistica, sconfina a volte nella pura esagerazione, alimentando (suo malgrado) la politica dello scontro; ad esempio, sul caso della partecipazione dell’Obmann SVP alla commemorazione dei terroristi degli anni’60, si è rischiato di far credere ai più che l’ala moderata dei sudtirolesi stesse sposando la causa degli Schützen. Risultato? Ora qualche adolescente avrà un motivo in più per pensare che «i tedeschi sono tutti dei bombaroli». -Caso 2: gli attacchi perpetrati negli ultimi tempi ai danni di Bolzano e Provincia dal Corriere della Sera (gli articoli di Giorgio Bocca e Gian Antonio Stella tratti da “L’Europeo”o i commenti di Sergio Romano) falsano la realtà della situazione degli italiani e questo a discapito della tranquillità delle nostre famiglie e quindi dei giovani. Attenzione a sottovalutare questi messaggi subdoli!]
La “sindrome della minoranza”, dei cittadini di serie B, della tribù in territorio straniero, del disagio, crea a Bolzano (si è notato chiaramente in occasione delle elezioni comunali o del referendum su Piazza della Pace/Vittoria), una vera e propria barriera sul Talvera, uno steccato che ora più che mai dovrebbe crollare. Ho raccolto tra gli studenti tedeschi, ladini o mistilingui che frequentano scuole italiane molta disapprovazione per il comportamento dei compagni italiani, poco propensi all’unità e al rispetto. È un segnale da non trascurare,in una scuola italiana che conta pochi istituti ma molti stranieri.

In questo quadro poco roseo si inseriscono gli educatori ovvero gli insegnanti. Perché negli ambiti ove manca la famiglia vi è il professore. All’interno delle singole discipline, l’informazione, l’attualità e la Politica dovrebbero essere affrontatate con più attenzione [tempo fa, nelle giornate di autogestione e manifestazioni per le scuole superiori provinciali venne da chiedersi quale sia da parte dei ragazzi la reale conoscenza della riforma Moratti e dei suoi molteplici aspetti (negativi); quanto l’hanno approfondita? Tutti lo sanno, per es.,che la legge in questione dev’essere ancora recepita dagli assessorati competenti in Alto Adige? Oppure si ripete la situazione che, sempre a Bolzano, si era venuta a creare sul divieto anti-pm10 ai motorini, in cui gli studenti protestavano senza venire informati sulle ragioni del provvedimento -cioè la tutela della loro salute- ?]. Limitandosi all’insegnamento della lingua/letteratura tedesca, inoltre, si trascura spesso la conoscenza del Sudtirolo e quindi dei nostri“vicini di casa”(credo che un primo passo in questo senso si sia fatto invece alle scuole Manzoni/Tambosi con successo). Penso allo scambio culturale come ad un’occasione di apprendimento!

Non lasciamo che i giovani si bevano tutto ciò che la politica ci propina ogni giorno. Non lasciamo che sia la politica a spiegare loro cosa è giusto e cosa no. Ecco il ruolo della scuola: insegnare ai giovani a costruirsi una PROPRIA opinione, anche su quella che è l’Autonomia e la Convivenza. Sono convinto che otterremo risultati insperati. Non si tratta però solo di far «conoscere la storia» (sovr.Bruna Rauzi), primo passo necessario tuttavia insufficiente [sostengo che il libro di Carlo Romeo non sia abbastanza per colmare un“vuoto didattico”durato 40 anni], ma di far percepire diversamente il nostro presente e il nostro avvenire. La futura Autonomia è in mano ai giovani, ma pare che alcuni siano intenzionati a distruggerla anche attraverso la forza di essi. Occorre un’inversione di tendenza perché di questo passo il futuro stesso degli altoatesini di lingua italiana è segnato. Avremo dei nuovi cittadini senza un’identità, incapaci, non preparati ad una vita fatta di scelte ma anche di qualche rinuncia e che a poco a poco abbandoneranno questa terra considerata ostile.

[] Vorrei che ci ponessimo ancora una domanda: ma qualcuno, nella nuova e “giovane” giunta comunale, penserà veramente ai giovani bolzanini (senza nulla togliere alla dott.ssa Rottensteiner)? Ci sarà un impegno concreto atto al miglioramento della sistema scuola (nel limite delle competenze comunali)?
Si sottolinea a più riprese [anche nel recente accordo politico tra la Südtiroler Volkspartei e L’Unione] la necessità di un rafforzamento della scuola altoatesina, a favore di un miglior apprendimento della seconda lingua [unico mezzo per realizzare il bilinguismo] nonché della formazione di futuri cittadini, consapevoli della particolarità locale. C’è una reale volontà politica in tal senso? O sono solamente chiacchiere da campagna elettorale?

A breve ritornerò sull’argomento con un altro post in merito. Comunque, attendo pazientemente la vostra opinione su questi fatti.

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